ANDREAS RESCH

CANONIZZAZIONE E GUARIGIONE MIRACOLOSA

 

II. INCHIESTA DIOCESANA

In quanto alla inchiesta diocesana, l'istruzione delle cause, ossia la raccolta di tutte le prove riguardanti la vita, le virtù o il martirio, la fama di santità o di martirio del Servo di Dio o del Beato, nonché i miracoli attribuiti alla sua intercessione, è ora di competenza dei Vescovi diocesani, che agiscono iure proprio, secondo la Costituzione Apostolica Divinus perfectionis magister.

In data 7 febbraio 1983 lo stesso Sommo Pontefice ha approvato le Normae servandae in inquisitionibus ab Episcopis faciendis in Causis Sanctorum30, che stabiliscono le norme peculiari da osservarsi nelle Inchieste diocesane o eparchiali delle cause di beatificazione e canonizzazione. Nel 2007 la Congregazione, alla luce dell'esperienza, emanò Sanctorum Mater. Istruzione per lo svolgimento delle inchieste diocesane o eparchiali nelle Cause de Santi31 per facilitare l’applicazione della Costituzione Apostolica e delle Normae servandae e per favorire una collaborazione più stretta ed efficace tra la Santa Sede e i Vescovi nelle cause dei Santi.

La procedura nell'inchiesta diocesana sul presunto miracolo è descritta nei dettagli ai nn. 32-35 delle Normae servandae.

« 32. L'inchiesta sui miracoli dev'essere condotta separatamente dall'inchiesta sulle virtù o il martirio e si svolga secondo le norme che seguono.

33. a) Il Vescovo competente a norma del n. 5b, dopo aver ricevuto il libello del postulatore assieme ad una breve ma accurata relazione del pre­sunto miracolo e ai documenti ad esso relativi, chieda il giudizio di uno o due esperti.
b) Se avrà poi deciso di istruire l'inchiesta giuridica, esaminerà, di persona o tramite un suo delegato, tutti i testimoni, secondo le norme stabilite sopra ai nn. 15a, 16-18 e 21-24.

34. a) Se si tratta di guarigione da una malattia, il Vescovo o il delegato chieda l'aiuto di un medico, il quale ponga le domande ai testimoni per chiarire meglio le cose secondo la necessità e le circostanze.
b) Se il guarito e ancora vivente, alcuni esperti lo visitino, per costatare se la guarigione e duratura.

35. La copia conforme dell'inchiesta assieme ai documenti allegati sia inviata alla Sacra Congregazione, secondo quanto stabilito ai nn. 29-31 ».

Secondo i nn. 29-31, il vescovo o il delegato, completati gli atti istruttori, ordini che sia redatta un copia pagine per pagine dagli atti originali in duplice coppia con la firma  del notaio  almeno con le sigle e il timbro. L’origine, chiuso e munito di sigillo,  viene custodito nell’archivio della Curia. La coppia conforme dell’inchiesta e i documenti allegati, assieme ad una coppia dei libri del servo di Dio esaminanti dai censori teologi, con il giudizio di questi,  vengono trasmessi in dupliche coppia alla Congregazione per le Cause dei Santi. Il Vescovo o il delegato mandi inoltre al Cardinale Prefetto und dichiarazione sulle credibilità dei testimoni e la legittimità degli atti


III. ESAME DEL PRESUNTO MIRACOLO

La costituzione Divinus perfectionis Magister, inserita nel nuovo Codex Iuris Caninici, che pure entrò in vigore nel 1983, ordina il procedimento nel esame dei presunti miracoli.

Per l’esame di fatti straordinari, che sono proposti come miracoli, esiste presso la Sacra Congregazione un Collegio di periti nella scienza medica, quando si tratta di guarigione.

Da questo gruppo di medici vendono scelti cinque membri per giudicare definitivamente la proposta guarigione. Secondo la vecchia legislazione erano sette. In questo contesto bisogna notare, che i miracoli proposti  per la beatificazione e canonizzazione non sono necessariamente guarigioni straordinarie, benché questo è per lo più il caso. Qui vogliamo parlare perciò soltanto della guarigione miracolosa.

Il già menzionato nuovo Regolamento  provvede che, dopo aver ottenuto il decreto  di validità degli atti del processo diocesano su un presunto miracolo, questi atti siano mandati a due periti designati d’ufficio (ex officio)  per la loro valutazione. Se almeno uno dei menzionati periti emette und parere positivo, il fatto viene sottopost all’esame della Consulta. Se invece tutti e due i pareri dei periti d'ufficio fossero negativi o se essi si fossero astenuti dalla valutazione (dando il voto sospensivo), la postulazione ha diritto di chiedere la designazione di un terzo perito. Se questo terzo esprimesse un parere positivo, la causa potrebbe procedere nel suo corso.32

Dopo aver studiato il relativo Summarium, i Periti si riuniscono nella Consulta, durante la quale ognuno espone la propria valutazione del caso. Segue quindi la discussione collegiale, che può essere breve, quando cioe appare evidente la non spiegabilità naturale della guarigione, ma può anche durare parecchio; in certi casi, infatti, solo dopo una approfondita discussione si riesce a formulare le conclusioni definitive.

Alla fine della discussione vengono formulate in caso di guarigione: la diagnosi, la prognosi, la terapia, le modalità della guarigione e, infine, il giudizio sulla sua spiegabilità o non spiegabilità secondo le conoscenze mediche.
Per la validità della votazione, si richiede la presenza di cinque periti con diritto di voto. Nella sessione della Consulta è presente anche il segretario della Consulta, ma senza diritto di voto.

Sullo svolgimento della discussione il Segretario della Consulta redige il Verbale e, a parte, una Relazione sulla Consulta che viene stampata e allegata al dossier, a meno che le conclusioni della Consulta non siano favorevoli alla extranaturalità della guarigione; nel qual caso non si procede ad ulteriora.

Se il responso della Consulta non è favorevole, il Postulatore può chiedere il riesame del caso, a condizione che produca nuovi elementi di giudizio.

1. Inquadramento generale del caso

La discussione dei singoli casi esige la massima competenza e responsabilità scientifica da parte dei periti della Consulta come è stato detto al « Colloquium medicorum » internationale della Congregazione delle Cause dei Santi, svoltosi il 19 novembre 1988 in Vaticano con la partecipazione dei membri della Consulta Medica e del Comitato medico internazionale di Lourdes.

Nella sua introduzione, pubblicata su L'Osservatore Romano del 3 dicembre 1988, p. 4, il Prefetto della Congregazione, Card. Angelo Felici, fa notare che il riconoscimento di un miracolo è opera di discernimento nella fede, ma presuppone inoltre un lavoro interdisciplinare che deve essere promosso.

Partendo da questa premessa è stato approfondito anche il compito dei periti della Consulta Medica (oggi Consulta). Così, viene detto, sullo sfondo dei criteri defniti da Prospero Lambertini33 elencati qui sopra, « che il compito dei periti medici della Consulta è quello di approfondire ogni aspetto dei casi clinici loro sottoposti per mettere in luce come è avvenuta la guarigione di un particolare processo morboso.
Nella definizione delle modalità della guarigione ogni perito medico decide in scienza e coscienza, cioè con piena chiarezza di mente, con assoluta convinzione, con totale libertà di giudizio. Questa piena chiarezza deve evidentemente essere basata sullo studio approfondito del processo medico-legale che gli viene sottoposto e di cui deve valutare tutta la documentazione esistente. La stesura della perizia, cioè del parere medico-legale, è un atto preliminare alla riunione della C.M. e consente di poter valutare con ponderazione tutti gli elementi del caso ».34

Nell'inquadramento generale del caso innanzitutto, « bisogna considerare che si tratta di un caso storico, cioè di una guarigione avvenuta nel nostro secolo o nei secoli precedenti. La C.M. ha preso infatti in considerazione alcuni casi di guarigione avvenuta nei secoli scorsi. In questi casi devono essere prese in particolare considerazione le circostanze di tempo e di luogo, i pareri medici, le testimonianze, le cure dell'epoca. Possiamo affermare che anche in questi casi un accurata valutazione di tutti gli elementi può consentire di formulare una precisa definizione delle modalità di guarigione."35

"Un altro elemento da considerare nell'inquadramento generale del caso è il luogo dove e avvenuta la guarigione. L'esperienza della C.M. riguarda infatti guarigioni avvenute nelle più diverse nazioni del mondo, in diversi continenti, negli ambienti più diversi, dal piccolo paese alla grande città ».36

Tutto ciò richiede un'adeguata e circostanziata valutazione degli elementi a disposizione della C.M. Una guarigione avvenuta ad esempio in Africa, America, Asia, Australia o Europa deve essere studiata nel contesto della peculiare situazione ambientale

2. Diagnosi

Dopo la considerazione dell'inquadramento generale del caso dal punto di vista storico ed ambientale si passa alla definizione della diagnosi.

A questo proposito, « è necessario premettere che nella nostra esperienza stato preso in considerazione ogni tipo di patologia, dalla traumatologia, all'ortopedia, dall'oculistica alla dermatologia, dall'oncologia alla cardiologia ».37
Di estrema importanza in questo contesto è per la C.M. la definizione scientificamente più precisa e completa possibile della diagnosi. « Essa è infatti il punto di partenza della discussione sulle modalità di guarigione. Da essa deriva la definizione della prognosi. Per questo motivo si esige la massima competenza specialistica dei periti cui si affida la valutazione del caso clinico. Particolare prudenza si deve seguire quando gli elementi in nostro possesso consentono non una diagnosi di certezza, ma una diagnosi di presunzione, una diagnosi in cui è necessario esprimersi in termini di probabilità. In questi casi è sempre possibile raggiungere un ragionevole livello di consenso tra i membri della C.M. includendo nella definizione diagnostica elementi di certezza come ad esempio lo stato clinico del paziente — caso di shock irreversibile — che consentono di emettere il giudizio di prognosi infausta, molto importante nella definizione delle modalità di guarigione ».38

Un'analisi accurata delle diagnosi della C.M. dimostra che non esiste una prevalenza di talune patologie, ma che le guarigioni in merito riguardano tutti i settori della patologia. « Si tratta a tal proposito dei casi di morte clinica ritornati alla vita dopo un periodo più o meno lungo trascorso dal momento dell'accertamento di morte in base ai parametri clinici dello stato, ad esempio, di coma profondo (coma di IV grado) o uno stato di grave deperimento organico da cachessia neoplastica o da malattia settica debilitante che ha consigliato la somministrazione dell'Unzione degli infermi ed in taluni casi persino i preparativi per la veglia funebre, è certamente una situazione di prognosi infausta quoad vitam. Talvolta però, come nel caso di patologia oculare, si tratta di prognosi infausta quoad valetudinem. In ogni caso è evidente che una guarigione miracolosa deve presupporre una prognosi infausta o estremamente riservata quoad vitam o, con le riserve del caso, quoad valetudinem ».39

3. Terapia

Il terzo aspetto che viene preso in considerazione dalla C è la terapia effettuata. « Riteniamo questo aspetto molto importante e spesso la discussione della C.M. si è soffermata sull'adeguatezza e sull'efficacia della terapia. Una terapia può essere infatti adeguata — e questo termine può essere riferito anche al tempo in cui fu praticata la terapia ed ai farmaci o alle metodiche chirurgiche allora in auge —, ma inefficace.
È questa una valutazione che richiede grande equilibrio e grande esperienza da parte della C.M. Dobbiamo affermare che nella scelta dei componenti la C.M. per un particolare caso che richieda una precisa valutazione degli aspetti terapeutici, soprattutto in caso di infezioni acute e croniche, ci si avvale di alcuni dei maggiori esperti italiani di infettivologia che sono stati di notevolissimo aiuto nel dirimere complessi problemi di valutazione della terapia medica praticata.
Un aspetto particolare è quello della terapia oncologica. Sono stati infatti esaminati casi sottoposti a particolari trattamenti combinati chirurgici, radio e chemioterapici in caso di affezioni neoplastiche maligne localizzate o sistemiche. Sono stati casi sottoposti all'esame di esperti oncologi membri della C.M. e sui quali si è condotto un esame molto accurato confrontando il caso in particolare con l'esperienza internazionale su grandi casistiche in modo da far emergere la reale esistenza di una evoluzione clinica in netto contrasto con i dati della letteratura.
È di particolare importanza la valutazione non solo del tipo di farmaci somministrati, ma della loro posologia, della quantità singola e complessiva del farmaco assunto dal malato. In base a questi elementi viene elaborato
dalla C.M. un giudizio sull'efficacia o sull'inefficacia della terapia. Questo giudizio e di valore determinante sul quarto aspetto della valutazione medico-legale della guarigione e cioè sulle modalità di guarigione ».40

4. Modalità di guarigione

La valutazione delle modalità di guarigione, cioè che il malato è guarito allorché scientificamente non aveva alcuna probabilità di guarire nel modo con cui è guarito, forma l'epicentro della valutazione della presunta guarigione miracolosa.

a) Guarigione istantanea

Nell'analisi dettagliata della modalità di guarigione, « profonda attenzione deve essere prestata alla rapidità della guarigione: deve essere presente l'istantaneità o l'estrema rapidità, che equivale al passare di poche ore ».41
Questa istantaneità « si riferisce alla scomparsa di piaghe maleodoranti, alla ripresa della vista, all'arresto brusco di emorragie imponenti ed irrefrenabili, alla scomparsa di drammatiche peritoniti, alla scomparsa di malformazioni congenite delle ossa del piede, alla ripresa della coscienza di persone dinicamente decedute o in condizioni di coma cerebrale profondo. L'istantaneità della guarigione e documentata da radiografie che mostrano la scomparsa di tumefazioni, di lesioni ossee o di caverne tubercolari nel giro di poche ore. L'istantaneità e fondata inoltre sulle numerose testimonianze che sono raccolte nel Processo canonico. Su questo punto deve esserci un convinto parere unanime o di maggioranza in seno alla C.M. ».42

b) Guarigione completa

La completezza della guarigione viene verificata dalle perizie successive con tutto il loro corredo di esami clinici, strumentali e di laboratorio. « Possiamo affermare che la guarigione miracolosa presenta una Serie di elementi clinici, radiologici, strumentali, di laboratorio patognomonici. Si tratta spesso di una inspiegabile restitutio ad integrum. Il miracolo è anche in questo elemento: il ripristino anatomico e funzionale di una parte del corpo umano profonda­mente alterata.
In alcuni casi possono rimanere delle tracce della lesione, ma ininfluenti sul recupero anatomo-funzionale e soprattutto sulla guarigione clinica. Lo studio scientificamente rigoroso del sanato ci consente di affermare la completezza della guarigione ricercando gli elementi obiettivi che la convalidano. Non sono sufficienti gli elementi soggettivi di recuperata salute esposti dal sanato"43

c) Guarigione duratura

L'ultimo aspetto riguarda la persistenza o durata della guarigione. Questo è « un elemento di più facile verifica, ma in talune patologie, come quella oncologica, bisogna attendere come minimo dieci anni per una scrupolosa verifica della stabilità della guarigione ».44

30 Normae servandae in inquisitionibus ab Episcopis faciendis in Causis Sanctorum, 7.2. 1983, in: AAS, 75 (1983), pars I, p. 349-355
31Sanctorum Mater. Istruzione per lo svolgimento delle inchieste diocesane o eparchiali. Congregazione delle Cause dei Santi, Vaticano, 17.5.2007
32 Regolamento 2000, art. 8, 2
33 Raffaello CORTESINI: Il ruolo della consulta medica nell'esame delle guarigioni ,miracolose'. L'Osservatore Romano, 3 dicembre 1988, p. 4.
34 Osservatore Romano, 3 dicembre 1988, p. 4
35 Ibidem
36 Ibidem
37 Ibidem
38 Ibidem
39 Ibidem
40 Ibidem
41 Ibidem
42 Ibidem
43 Ibidem
44 Ibidem

 

Storia della canonizzazione - Inchiesta diocesana - Relazione del caso - Esame teologico

 

   © Prof. Dr. Dr. P. Andreas Resch