ANDREAS RESCH

CANONIZZAZIONE E GUARIGIONE MIRACOLOSA

 

Quando si parla di Canonizzazione e Guarigione miracolosa si deve pensare innanzitutto alle guarigioni esaminate nei processi di canonizzazione celebrati nella Congregazione delle Cause dei Santi, anche se altre notizie di guarigioni paranormali sono più note, come per esempio quelle di Lourdes. È comunque certo che la raccolta più vasta di tali notizie è contenuta senza dubbio nei volumi che raccolgono le “POSITIONES SUPER MIRACULO” conservate nell’archivio della Congregazione delle Cause dei Santi della Chiesa Cattolica in Vaticano


I. STORIA

Per comprendere meglio tale documentazione si deve dare una breve occhiata allo sviluppo storico delle Cause dei Santi, perché si tratta in questo contesto di due aspetti fondamentali, cioè della santità e del miracolo.

1. Santità

Secondo l’Antico Testamento, soltanto Dio è santo (Ps. 71, 22; Jes 5, 24; Hab 3, 3; Jes 6, 1-7). Anche secondo il Nuovo Testamento soltanto Dio è santo (Ap 15, 4). Dio ha santificato suo figlio Gesù Cristo (Giov 10,24), che la gente ha riconosciuto come “Santo di Dio” (Mk 1,24; Lk 1,35; 4,34; Jo 6, 69) e che  con Dio Padre e con lo Spirito Santo forma l’amore fraterno della Santissima Trinità (Mt 28,10). L’uomo, è stato santificato nel battesimo,  grazie all’incarnazione di Gesù Cristo, che si è fatto carne “ per noi uomini e per la nostra salvezza”. In lui,  “noi abbiamo  la vita e l’abbiamo in abbondanza” (Gv 10,10). Questa elevazione della natura umana non toglie la libertà alla persona, che ha la possibilità di scegliere fra il peccato e la comunione con Cristo e con la Santissima Trinità. Il cristiano, essendo chiamato alla santità, è anche invitato all’eroismo, perché la comunione con Cristo obbliga all’instancabile testimonianza dell’amore e alla tension verso la comunione ancora più perfetta. La santità però non può essere considerata solo nell’aspetto individualistico. Dio la offre non alle singole persone, isolate dalla comunione del popolo di Dio, ma a tutti coloro che sono membra dell’organismo sopranaturale, cioè della Chiesa, Mistico Corpo di Cristo. Come tale, ognuno è destinato a vedere  Dio “faccia in faccia” (1 Cor 13,12) e nella vita futura  avrà la gioia di stare insieme con lui (Gv 6, 37-51). Da questa promessa scaturiva quasi naturalmente la venerazione dei Santi.
I primi Santi del cristianesimo sono i martiri. Cristo ha dato la vita per primo, attraverso un atto supremo d’amore  verso Dio e verso l’umanità. Uno dei ladroni, crocifisso con Cristo, fu “canonizzato” da lui.

Il primo martire, secondo le forme primitive di canonizzazione della Chiesa, fu invece Santo Stefano. La prima prova scritta della venerazione dei martiri ovvero dei Santi si riferisce al martirio di S. Policarpo, vescovo di Smirne (ca. 156), trafitto con un pugnale:

„Allora il centurione, vista la dura intransigenza dei giudei, fece portare in mezzo il corpo e lo fece cremare come usano i pagani. Così noi al termine potemmo avere le sue ossa, più preziose delle gemme, e le collocammo in un luogo conveniente. Ivi, quando sarà possibile, ci concederà il Signore di riunirci in serenità e letizia, per celebrare il giorno genetliaco del suo martirio per rievocare la memoria di coloro che combatterono prima di noi, onde disporci ed allenarci alle lotte future“1

Questa venerazione dei martiri ebbe un grande sviluppo dopo l’editto di tolleranza del 313. I luoghi di culto e gli anniversari vennero elencati in una cosiddetta Depositio martyrum delle Chiese orientali.2 L’editto stabilì esplicitamente, oltre alla tolleranza già concessa nel 311, che i luoghi d’incontro ed ogni altra proprietà confiscati ai cristiani ed incamerati dall’erario dovessero essere restituiti ai cristiani, senza richiesta di pagamento o compenso alcuno, e senza alcun tipo di frode o imbroglio. Così sorsero i primi Martirologi, ai quali s’aggiunse poi la Depositio episcoporum, cioè l’elenco di quei vescovi  delle chiese locali, che non morirono come martiri. La loro commemorazione avveniva durante l’Eucaristia, particolarmente il settimo, il quattordicesimo e il quarantesimo giorno dopo la morte, e il giorno del anniversario. Inizialmente tale commemorazione avveniva presso la tomba. Poi dopo la traslazione dei resti mortali, il culto venne allargato a quelle comunità, che non contarono un martire tra i loro defunti. A questi rimi necrologi furono poi  aggiunti grandi personaggi  del Antico e del Nuovo Testamento: Patriarchi, Profeti, Apostoli ed altri martiri, che provenivano anche da altere chiese locali.

2. Canonizzazione

In questo tempo, sopratutto dalla seconda metà del IV secolo, il concetto di martire venne allargato nel senso,  come dice Basilio, che si poteva raggiungere il merito del martirio anche con l’esercizio delle virtù eroiche.3

Il punto di partenza della venerazione era “la fama di santità” connessa con quella di operare miracoli. Accadevano però pure degli abusi, cosicché 401 il III Sinodo di Cartagine  ordinò di togliere tutti gli altari dai campi e dalle vie, quando non si poteva provare che contenessero i corpi o le reliquie di un martire.4 Questo divieto ebbe una ripercussione nell’Admonitio generalis5 del 789, ed il Sinodo di Francoforte  del 794 raccomandò di non attribuire un culto a martiri sconosciuti, vietò la venerazione di nuovi santi e l’erezione di di nuovi luoghi di culto.6 Il culto dei Santi si doveva fare in chiesa. Ciò può essere considerato come un primo tentativo di canonizzazione. Inoltre,  si cercava di allargare sempre più il culto oltre i confini delle diocesi, invitando i vescovi vicini e i principi secolari alla Elevazione (Elevatio) d’un Santo. Questo tentativo di riconoscimento, considerato anche come aiuto contro una pressione locale troppo forte, comportò sempre di più la richiesta di autorizzazione del culto attraverso il Papa. Questa Prassi assai diffusa anticipava la legislazione, che riservava al Papa la canonizzazione.

La prima canonizzazione fatta da un Papa, di cui si sia conservata la Bolla, fu la canonizzazione  di sant’ Ulrico di Augusta  nel sinodo tenutosi in Laterano il 31 gennaio 993.8 In questo contesto si deve notare che il termine “canonizzare” venne usato  probabilmente la prima volta nella canonizzazione di san Simeone da Padolirone fatta da Papa Benedetto VIII (1016)9. Prassi, che dalla metà del XII secolo veiene usata sempre. Il termine  “canonizzazione” venne usato per la prima volta das Alessandro III (1159-1181) che con la decretale Audivimus10 pose i fondamenti giuridici per la competenza esclusiva del Papa riguardo la canonizzazione, che più tardi, con piccole modifiche, fu inserito  nelle decretali  di papa Gregorio  IX (1227-1241).

Con l’applicazione di questa decretale (1234), la canonizzazione diventò di competenza esclusiva della Sede Apostolica, ma ciò non impediva la formazione di culti local.11 La proibizione  dei quali riuscì soltanto 400 anni più tardi ad Urbano VIII (1623-1644), coi decreti  De non cultu (1625).12 Da allora era proibito introdurre un culto pubblico senza il permesso della Santa Sede. Urbano VIII emise delle leggi dettagliate13 per i processi di canonizzazione, che nel secolo XVII e XVIII venivano ulteriormente migliorati e furono infine recepiti nel Coxex Iuris Canonici del 1917

3. Miracolo

Le già menzionate decretali di Gregorio IX non sono importanti soltanto per la legislazione, ma anche per la questione del miracolo. Nel commentario al capitolo Audivimus di queste decretali Innocenzo IV (1243-1254) ha stabilito che per la beatificazione di un Servo di Dio e poi per la canonizzazione devono essere provati la « fides et excellentia vitae » e l'esistenza di miracoli operati per la sua intercessione.14 Benché per la prova della pratica delle virtù da parte di un Servo di Dio sia di per se sufficiente la conoscenza della sua vita, la Chiesa non procede alla sua beatificazione e canonizzazione senza che siano provati miracoli avvenuti per sua intercessione, perché in realtà la vita potrebbe essere stata meno virtuosa di quanto risulti dalle testimonianze. II miracolo assume così l'aspetto di segno divino o di prova delle virtù che viene dall'alto. 15

Tale considerazione del miracolo è rimasta per secoli dottrina dei teologi e prassi della Chiesa. Anche Prospero Lambertini (poi Benedetto XIV, 1740-1758), che nella sua monumentale Opus De Servorum Dei Beatificatione et Beatorum Canonizatione16 getta uno sguardo in profondità su tutta la materia e raccoglie in grossi tomi i numerosi documenti che nel corso dei secoli si erano accumulati sull'argomento, segue questa dottrina. Pur ammettendo la possibilità di giungere ad una conclusione certa sull'avvenuto martirio e sulla pratica eroica delle virtù da parte di un Servo di Dio, egli ha insistito sulla necessità che si siano verificati miracoli come conferma divina di queste virtù. I miracoli sono ritenuti necessari per garantire che la vita di un non­martire non sia stata in segreto « laxior » di quanto non risulti dalle testimo­nianze, riferendosi all'insegnamento di san Tommaso, secondo il quale Dio compie miracoli per l'utilità degli uomini o per confermare la verità di una dottrina predicata o per dimostrare la santità di un servo di Dio; in questo caso può operare miracoli o durante la sua vita o dopo la morte.17

Qui è necessario prendere in considerazione soprattutto i criteri formulati da Lambertini per la valutazione delle guarigioni miracolose, che possono essere sintetizzati come segue:

1. La malattia deve essere grave e, secondo il giudizio di medici qualificati, la sua cura deve essere estremamente difficile ovvero impossibile.18

2. La malattia non deve essere nel suo ultimo stadio, cioe alla soglia della sua fine naturale ovvero nella crisi che precede la guarigione del malato19. Non contraddice però al miracolo se la medesima malattia viene normalmente curata con una medicina o con un altro mezzo di cura quando tali mezzi mancano sul posto ove accade il miracolo 20

3. E necessario che non siano state adibite medicine in grado di sanare una simile malattia. Anzi, deve essere certo che le medicine usate si sono rivelate inefficaci.21

4. La guarigione deve essere istantanea.22

5. La guarigione deve essere perfetta.23 Possono rimanere delle conseguenze che sono in se innocue, come le cicatrici.24

6. La guarigione non deve essere stata preceduta da nessuna grave crisi sanatoria,25 "ciò in riferimento a Galeno secondo il quale la natura può portare alla salute in tiplice modo: per decubito, per crisi e per la sempliche remissione." 26

7. La guarigione deve essere stabile e duratura.27

Questi criteri sono di natura fondamentale e valgono perciò ancora oggi, soprattutto i criteri secondo i quali la guarigione d'una malattia grave deve essere istantanea, perfetta e duratura. Essi si ripercuotevano sul Codex Iuris Canonici del 1917 che tratta dei processi di canonizzazione nei cann. 1999-2141.28 Per la Beatificazione (2117) si richiedevano due miracoli e due per la Canonizzazione avvenuti dopo la Beatificazione (2138).

Dall'Anno Santo 1975 si cominciò a dispensare dal secondo miracolo per la Beatificazione, poi anche per la Canonizzazione.

Di per sè, i miracoli non sono assolutamente necessari (cf. sopra, Innocenzo IV), e il Papa potrebbe dispensarne; ma se sono richiesti, la prudenza esige che non venga dichiarato miracolo una guarigione che a giudizio dei tecnici è spiegabile con le forze della natura, anche se nel caso non manchino degli elementi che facciano qualificare la guarigione come «eccezionale» (per i tecnici, il termi­ne «eccezionale» non significa «extranaturale»).

Sulla spiegabilità o inspiegabilità naturale di un evento la Congregazione ha sempre chiesto il parere dei tecnici; la relativa procedura però è stata col tempo perfezionata. Così Pio XII, il 20 ottobre 1948, istituì presso la Congregazione dei Riti una «Commissione di medici», cui aggiunse, il 15 dicembre dello stesso anno, uno speciale «Consiglio medico». Papa Johann XXIII, il 15 luglio 1959, unificò i due organismi in una «Consulta medica», approvandone il Regolamento. «Essendosi col tempo imposte nuove esigenze, anche in base alla Costituzione Apostolica Sacra Rituum Congregatio dell'8 maggio 1969, si è delineata la necessità di una revisione delle norme vigenti. Fu quindi fatto un nuovo «Regolamento per il Collegio dei Medici periti istituito presso la S. Congregazione per le Cause dei Santi», approvato da Papa Paolo VI il 23 aprile 1976. Secondo questo Regolamento la consulta medica era composta di sette membri, e le conclusioni per essere valide «ad effectum de quo agitur», dovevano essere approvate con la maggioranza di due terzi. Nel Regolamento della Congregazione del 21 marzo 1983, art. 26, la Consulta è stata ridotta a cinque membri, e la maggioranza richiesta è stata fissata in tre voti favorevoli. Nel dicembre 2000 fu pubblicato il nuovo Regolamento29, che parla di Consulta e non più di Consulta Medica, perché gli eventi straordinari  non sono necessariamente guarigioni.
La nuova legislazione per le Cause dei Santi fu messa in vigore da Johann Paolo II con la Costituzione Apostolica Divinus perfectionis magister del 25 gennaio 1983. Essa implica una riforma delle procedure nelle cause di canonizzazione e un nuovo ordinamento del Dicastero competente.

1 Martyrium des hl. Polykarp, übers. von G. RAUSCHEN: Bibliothek der Kirchenväter (1913), S. 17f. Il testo greco si trova in: "Ausgewählte Märtyrerakten" (1929), p. 1 - 7.
2 H. DELEHAYE: Les origines du culte des martyrs (1933).
3 J. P. MIGNE (Hg.): Patrologia Graeca, 161 volumi (1857 - 1866), Bd. 26, 912.
4 C. MUNIER (Hg.): Registri Ecclesiae Excerpta 80 (1974), S. 204; vgl. auch H. DELEHAYE: Sanctus (1927).
5 Admonitio generalis (789) c. 42. In: A. BOERTIUS (Hg.): Monumenta Germaniae Historica Legum Seetio II Capitularia Francorum Tomus I (1883), p. 56.
6 Concilium Francofurtense (794): Monumenta Germaniae Historica Legum Sectio III Concilia Tomus II Concilia Aevi Karolini I Pars I (1906), p. 170.
7 E. W. KEMP: Canonisation and Authority in the Western Church (1948), p. 55; H. DELEHAYE: Sanctus, p. 187.
8 F. X. BISCHOF: Die Kanonisation des Bischof Ulrich auf der Lateransynode des Jahres 993: Bischof Ulrich von Augsburg 890 - 973 (1993), p. 197-222.
9 L. PORSI: Collectio legum Ecclesiae de beatificatione et canonizatione a saeculo decimo usque ad praesens: Monitor Ecclesiasticus; 110 (1985), p. 347. La bulla è indirizzata al margravio Bonifatius.
10 Papa Alessandro III scrive in una lettera, da datare entro 1171 e 1172, al re Kol di Svezia riguardo al culto locale. "Etiamsi signa et miracula per eum plurima fierent, non liceret vobis pro sancto absque auctoritate Romanae Ecclesiae eum publice venerari." Vedi St. KUTTNER: La réserve papale (1938), p. 211-220.
11 J. SCHLAFKE: De competentia in Causis Sanctorum descernendi a primis pos Christum natum saeculis usque ad annum 1234 (1961), p. 63-145
12 Decreta SS.mae Inquisitionis del 13 marzo e del 2 ottobre 1625., confermato in particulare dal breve Caelestis Hierusalem cives del 5 luglio 1634.Vedi in: URBANI VIII Pontificis Optimi Maximi DECRETA servanda in Canonizatione et Beatificatione Sanctorum. Accedunt instructiones, et Declarationes quas Ern.mi S.R.E. Cardinales Praesulesque Romanae Curiae ad id congregati ex eiusdem Summi Pontificis mandato condiderunt. - Romae, Ex Typographia Rev. Cam. Apost. MDCXLIL.
13La legislazione definitiva di Urbano VIll. è contenuta nella raccolta sopra citata, nota. 3; è stata approbata dal Papa e pubblicata il 12 marzo 1642
14 INNOCENZO IV. (Sinibaldo FIESCHI): Commentaria super libros quinque Decretalium cum Indice peculiari... novisque in super Summariis additis, unveränderter Nachdruck der Ausgabe von Frankfurt 1570 (1968), S. 457: "Canonizare est sanctos canonice et regulariter statuere, quod aliquis sanctus honoretur pro sancto, puta solenne officium pro eo facere, sicut fit pro allis sanctis, qui sunt eiusdem conditionis, ... Et fit regulariter haec canonizatio quando per probationes constat de fide, & excellentia vitae, & miraculis eius qui petitur canonizari, ... Et oportet tantam esse excellentiam vitae, & talia esse miracula, quae sint ultra vires & potentem naturae. Item non debet esse unica tautum excellentia vitae, imo oportet esse multas & continuas, ..."
15 "Et fit regulariter haec canonizatio, quando per probationes constat de fide et excellentia vitae et miraculis eius, qui petitur canonizari.... Et oportet tantam esse excellentiam vitae, et talia esse miracula, quod sint ultra vires et potentiam naturae... Vitam tamen sine miraculis crederem sufficere quoad virtutem, tamen ecclesia non debet tales canonizare propter hoc: quia in secreto potuerunt laxiorem vitam ducere". INNOCENZO IV. in: Quinque libros Decretalium commentaria (1578), Bl. 188r.
16 BENEDICTUS XIV.: De Lambertinus Opus De Servorum Dei Beatificatione et Beatorum Canonizatione, in septem volumina distributum. Editio novissima ad postremam remondinianam exacta. - Prati, MDCCCXXXIX f.
17 "Fieri potest, ut, haud obstantibus dictis testium, mortem sustinentes pro Christo aliquem interiorem actum vanae gloriae, vel impatientiae pepererint, aut ut morte inferentes odium quidem Christianae Religionis praesetulerint, sed ex alia causa ad inferendam fuerint inducti: in quo rerum statu unusquisque dignoscere potest, non sine ratione miracula requiri, ut exposita pericula exeludantur; ea semper recurrente firma spe, Deum non esse miracula patraturum intercessione eorum, qui integrum et purum propriae vitae sacrificium eidern non obtulerint; iuxta illud D. Thomae 2. 2. quest. 178, art. 2:,Operatur enim ea (miracula) Deus ad hominum utilitatem, et hoc dupliciter: uno quidem modo ad veritatis praedicatae confirmationem; alio modo ad demonstrationem sanctitatis alicuius... Secundo autem modo non fiunt miracula nisi a Sanctis ad quorum sanctitatem denuntiandam miracula fiunt vel in vita eorum, vel etiam post mortem' ". BENEDICTUS XIV, lib. 1, cap. 30, num. 10, S. 195.
18 BENEDICTUS XIV.: De Lambertinus Opus De Servorum Dei Beatificatione et Beatorum Canonizatione, in septem volumina distributum. Editio novissima ad postremam remondinianam exacta. Tomus IV. - Prati MDCCCXLI, cap. VIII, 3-5; S. 88: "Dictum, morbum debere esse gravem, et vel impossibilem, vel curatu dificilem, ut sanatio miraculo sit adscribenda ..."
19 Ibidem, cap. VIII, 6. S. 90: "Quod attinet ad secundum, ut videlicet morbus non sit in ultima parte status, ita ut non multa post deelinare debeat, ... "
20 Ibidem., cap. VIII, 6-7, S. 90.
21 Ibidem., cap. VIII, 8. S. 90 - 91: "Posita applicatione medicamentorum, pro regula statui potest, in judicio ferendo, sanationem non miraculo, se viribus medicamentorum esse adscribendam; dummodo tamen medicamenta fuerint apta et potuierint proficere...."; vgl. cap. VIII, 9-11, S. 91-93.
22Ibiden., cap. VIII, 12. s. 93: "Succedit quartum requisitum, ut sanatio videlicet subita sit, et fiat in istanti...", vgl. cap. VIII, 12-18, S. 93-97.
23 Ibidem, cap. VIII, 19. S. 97: "videlicet ut sanatio miraculo adscribatur, debet etiam esse perfecta, non manca, aut concisa".
24 Ibidem., cap.VIII, 19-25, S. 97-102.
25 Ibidem., cap. VIII, 26. S. 102: "Sextum itaque requisitum est, ut nulla notatu digna evacuatio, seu crisis praecedat cum causa".
26 Ibidem., cap. VIII, 27. S. 102: Juxta Galenum in 3. de crisibus, triplici modo potest natura santitatem inducere, per decubitum, per crisim, et per simplicem solutionem." Mit decubitus wird die Absonderung schädlicher Säfte von vornehmen Teilen in die nicht vornehmen wie Knie, Füße bezeichnet ("Decubitus est depositio humoris peccantis a parte nobili ad ignobilem"); crisis besagt die plötzliche und rasche Änderung der Krankheit (Crisis ab eodem definitur 3. aphor. 13. Subita ac repertina in morbo mutatio).
27 Ibidem., cap. VIII, 31. S. 103: "Quod attinet ad ultimum, ne scilicet morbus sublatus redeat... Sufficit ergo, quod sanitas fuerit verosimiliter duratura"; vedi cap. VIII, 29-36.
28 Codex iuris Canonici Pii X Pontificis iussu digestus Benedicti Papae XV auctoritate promulgatus (1919)
29 Regolamento. Congegazione delle Bause dei Santi. Vaticano, dicembre 2000

 

Storia della canonizzazione - Inchiesta diocesana - Relazione del caso - Esame teologico

 

   © Prof. Dr. Dr. P. Andreas Resch